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Tendenze

Easy shopping

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Trend attuali nell’allestimento del punto vendita: effetto benessere, shopping facile, cross selling.


Nel corso degli ultimi anni le esigenze in fatto di arredamento del punto vendita e Store Design si sono profondamente modificate. Oggi, per affermarsi in un ambiente di mercato caratterizzato in quasi tutto il mondo da una fortissima pressione competitiva e da una politica dei prezzi estremamente aggressiva, le imprese commerciali devono offrire al cliente un profilo chiaro, inconfondibile e commisurato al target. Sono richieste soluzioni d’arredamento che puntano a valorizzare – nel senso dello Store Branding – il carattere individuale del punto vendita quale espressione della corporate identity. Spesso lo Store Design coinvolge nella progettazione agenzie e architetti specializzati capaci di scelte geniali, quando si tratti di far collimare perfettamente le variabili forma, colore e materiale con le esigenze del target. L’ultima edizione di EuroShop a Düsseldorf ha risposto a questo sviluppo con l’iniziativa “EuroShop Designer Village – Forum per l’architettura e il design degli spazi commerciali”, una sezione speciale che ha presentato al pubblico importanti studi di architettura internazionali. “Promuovere l’effetto benessere e l’Easy Shopping” è la formula che riassume i trend in atto nel campo dell’ottica del punto vendita e della presentazione commerciale. Il cliente deve orientarsi con maggiore facilità e rapidità, mentre una disposizione merceologica più orientata al consumatore rende più piacevole la situazione d’acquisto. Sempre più spesso il comparto commerciale tenta strade nuove, presentando al cliente determinate, spesso insolite combinazioni merceologiche, al fine di sfruttare potenziali di cross selling. Tali misure sono supportate da caratteri e fotografie di grande formato oppure da pannelli speciali, considerando che le proiezioni sovradimensionate stampate con tecnologia digitale vanno per la maggiore, almeno quanto i display pubblicitari elettronici dotati di schermi LCD o al plasma. Nell’ambito fashion c’è una riscoperta dei colori chiari, tendenza che si ritrova nell’ottica di supporti per prodotti, pareti e pavimenti. Anche innovativi complementi estetici in vetro, vetro opalino, cromo e alluminio sono assolutamente “in”. Complessivamente c’è da attendersi un permanere della tendenza verso nuovi materiali più naturali, compatibili con l’ambiente e altamente riciclabili. Ambiti d’investimento molto importanti per l’arredamento del punto vendita sono sia l’illuminotecnica che i rivestimenti da pavimento. Negli ultimi anni le imprese commerciali hanno colto l’importanza dell’illuminazione giusta per la presentazione merceologica, per l’atmosfera e non da ultimo per le vendite. Non sono certo le innovazioni a mancare. Lo sfruttamento più massiccio del fattore illuminazione nel punto vendita ed il rincaro dell’energia aumentano anche il fabbisogno di mezzi illuminanti ecologici e ad alta efficienza energetica; anche in questo campo EuroShop si presenta con numerose innovazioni. Ai rivestimenti per pavimento infine il commercio guarda attualmente con particolare attenzione, non da ultimo perché la scelta del pavimento giusto è un aspetto capitale dello Store Branding inteso in un’ottica complessiva.
A cura di: Sara Caviglia
Fonte: A+D+M

04/12/2009 commenti (0)

Benessere tra i vigneti

Les Sources de Caudalie compie dieci anni. Ospitalità a cinque stelle nella Spa dedicata alla vinoterapia

Les Sources de Caudalie è situata tra i vigneti di Graves, nelle terre del castello Smith Haut-Lafitte, alle porte di Bordeaux

 

Dieci anni di benessere
Era il 1999 quando Mathilde e Bertrand Thomas, fondatori di Caudalie, hanno aperto nelle terre del castello Smith Haut Lafitte la prima Spa specializzata nella Vinoterapia. Sono passati dieci anni da allora e Les Sources de Caudalie continua a proporre una ricetta unica di benessere, che ai principi attivi estratti dall’uva unisce le virtù di un’acqua termale naturalmente calda attinta a 540 metri di profondità.

 

 Dai cosmetici alla Spa
La struttura in legno che ospita l’hotel, progettata da Yves Collet, si confonde tra i vigneti del bordelais. Le stanze, arredate in modo diverso ma sempre all’insegna di semplicità ed eleganza, sono accomunate da uno stile tipicamente francese fatto di tessuti floreali e colori sobri. Nell’aria, Fleur de Vigne, l’impronta olfattiva di Caudalie, con note di legno e oli essenziali biologici. Leggermente distaccata rispetto alla struttura principale, una grande suite trova posto in una capanna in legno sospesa sull’acqua, in perfetta armonia con la natura circostante. A completare l’offerta, il ristorante Le Grand Vigne propone una cucina tipica del territorio e vini locali.

Legno, uva e acqua
La natura è protagonista anche nella scelta dei materiali, tra cui domina il legno. Filtrando attraverso la struttura lignea, la luce naturale proveniente dall’esterno si riflette sull’acqua della piscina, creando un’atmosfera calda e rilassante che fa da sfondo ai trattamenti della Spa. Gommage Crushed Cabernet, Massage Vigneron, Soin Vinoperfect e il famoso bain barrique che non è, come molti pensano, un bagno nel vino ma un trattamento con alcuni principi attivi estratti dalla vite. Da non perdere.
 

Les Sources de Caudalie
Chemin de Smith Haut-Lafitte
33650 Martillac (Bordeaux)
Francia
Tel. +33 (0)5 57 83 83 83
Fax. +33 (0)5 57 83 83 84
sources@sources-caudalie.com
www.sources-caudalie.com
A cura di: Alice Ravera
Fonte: ATCasa


04/12/2009 commenti (0)

Interactive design

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Il futuro dello User centered designed.



Ogni prodotto industriale viene progettato per essere usato da un grande numero di
persone. Modalità d’uso e sistemi d’interfaccia sono tarati affinché le persone li possano utilizzare senza che si mostri loro come fare. Realizziamo siti web affinché le persone possano accedere ai loro conti bancari, prenotare voli, leggere le notizie provenienti da ogni parte del mondo, trovare un albergo, o pubblicare i propri pensieri ed emozioni. Immaginiamo che questi oggetti, queste tecnologie, verranno portati in tasca, o in borsa, così che possano permetterci di contattare un amico o scattare una fotografia, consegnandoci la diffusa sensazione di appartenenza a un pubblico evoluto di prodotti moderni. E tuttavia solo di rado intuiamo il vero ruolo che questi oggetti ricoprono nello sviluppo del vivere moderno. Quanto l’ampliamento delle potenzialità dell’immaginazione sia dovuto all’introduzione degli strumenti digitali è cosa ben nota; meno evidente appare invece quanto il loro sviluppo derivi dalla continua ricerca di maggiore integrazione con questi elementi.
Ciò pone l’accento sull’attuale tendenza a una forte tecnocrazia che, trasversale a molti settori, contraddice il principio stesso di prodotto industriale, traslando la pura ricerca applicata direttamente nel mondo della produzione e affidandola alla deriva del mercato e non a una preordinata logica di progetto. Ciò porta alla realizzazione di prodotti che, seppur tecnicamente evoluti, non trovano riscontri funzionali capaci di sostenere tale tecnologia. Ponendo la tecnologia al centro dello sviluppo del prodotto, si rovescia il principio che dovrebbe porre gli oggetti a strumento dell’utente; un equivoco, questo, in cui è sempre più semplice cadere, perché frutto diretto dell’automazione continua dell’interactive design.
Ma, in quale modo le persone possono imparare ad usare gli oggetti che progettiamo? Da dove, queste persone, possono imparare il lessico e la grammatica del design, necessaria all’interpretazione di un’interfaccia? Molto spesso dagli altri oggetti, dalla precedente esperienza nel rapportarsi con questi, nel cercarvi un’interfaccia naturale. Tuttavia, ci si trova quasi sempre di fronte a dei pessimi esempi, realmente scadenti da questo punto di vista, nella cui progettazione non è stato nemmeno affrontata la problematica di un’ergonomia di utilizzo. Ogni esperienza difettosa rinforza le aspettative negative dei prodotti. Le persone utilizzano quotidianamente centinaia di oggetti, ragion per cui la semplificazione di utilizzo deve essere alla base di ogni ragionamento. Così, se alcuni di questi oggetti sono molto semplici, altri, sono estremamente complessi. Nel confrontarsi con essi, sempre più di frequente ci avvaliamo di un’elevata percentuale di automazione che ci rende ulteriormente estranei e all’oscuro rispetto ai loro reali processi di funzionamento, nel migliore dei casi, o di malfunzionamento, nel peggiore. Un sistema questo, che, da un lato, rende totalmente passivo il rapporto di comunicazione con gli oggetti, dall’altro mette l’utente in una posizione assolutamente subalterna. In realtà, l’automazione aiuta solo laddove funzioni in modo assolutamente perfetto. Alla comparsa di una qualsiasi difficoltà spesso nascono molti più problemi di quanti non se ne sarebbero posti in condizioni normali. Le persone stanno diventando tecnologicamente più esperte imparando dalle esperienze accumulate con l’uso di prodotti precedenti. Questi hanno creato una crescente aspettativa circa le possibili prestazioni e funzionalità delle nuove generazioni di prodotti. Quando ciò accade, il modo di apprendere delle persone si adatta impercettibilmente alla nuova situazione, utilizzando le precedenti esperienze come base di giudizio. Un ostacolo a una migliore e più intuitiva comprensione circa l’uso dei nuovi prodotti, deriva dalla loro costante innovazione. Apparteniamo ancora a un periodo di esaltante esplosione tecnologica, e in mancanza di elementi standardizzati, nuovi prodotti vengono continuamente immessi sul mercato superando le prestazioni di quelli precedenti. La facilità di comprensione dei sistemi di interfaccia dei prodotti potrà generare risultati ottimi oppure pessimi, ma senz’altro aumenterà esponenzialmente la nostra dipendenza, ponendo in modo sempre più allarmante la necessità di una base di comunicazione comune e condivisa dalla totalità dell’hardware e trasformando l’interfaccia in un ponte tra un prodotto e l’altro.
Questo fattore, esaminato in una prospettiva a mediolungo termine, rappresenta senz’altro il lato più affascinante dell’interactive design. La rapida crescita del web, delle comunicazioni, del software, ecc. negli ultimi dieci anni sta cambiando profondamente il nostro linguaggio, in un vocabolario che comprende parole e simboli utilizzati nei sistemi di interfaccia. Gli elementi che formano il linguaggio dell’interazione sono noti a tutti. Ma dobbiamo inoltre notare e considerare come questi elementi siano posti in relazione tra loro con priorità, gerarchie, disposizioni e ripetizioni, capaci di generare significati autonomi e di trasformarsi in elementi di interazione, formando un lessico. Poiché i prodotti tecnologici sono sempre più avviluppatinelle nostre vite quotidiane, le nostre interazioni con la tecnologia diventeranno ordinarie. Forse persino standardizzate. Forse un giorno potremo avvicinarci a qualsiasi parte della tecnologia e usarla immediatamente perché la lingua inclusa in essa è diventata universale. Si stanno sviluppando i principi che regoleranno i fondamenti per l’interazione e l’integrazione funzionale rispetto all’oggetto tecnologico per il futuro prossimo. L’interactive design è un campo stupefacente per chi ora si trova nella possibilità di svilupparne le possibilità, a patto di comprenderne e dominarne l’intrinseca complessità.

Autore: Gabriele Vescovi, Università di Genova
Fonte: A+D+M

04/12/2009 commenti (0)

La luce prende forma con la cartapesta

Found Form

Letteralmente forma trovata, perché le FOUND FORM sono lampade plasmate e realizzate interamente in cartapesta.

Per lo studio londinese MORMENLS DESIGN, la giovane designer olandese Enina Waelstham ha progettato la forma con l’utilizzo di oggetti d’uso comune (bicchieri, bottiglie,…) ed ha creato con questi uno stampo, ricoprendo poi tutto con la cartapesta, impasto che si realizza davvero in poche semplici mosse, alla portata di tutti.

Quello che mi interessa di questo progetto, non è tanto l’utilizzo della cartapesta in sé, bensì la forma stessa di queste lampade ricavata appunto dall’unione di oggetti in disuso e comunque che hanno perso di valore, non più utili insomma.
Un prodotto
eco-sostenibile, creato con l’uso di materiale povero, pulito, ricavato dal riciclo e dal semplice riutilizzo di carta assorbente o di giornale impastata con colla vinilica, perché, come ormai sappiamo, i progetti e le idee più semplici e fresche sono anche quelli realizzati con ciò che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno, di cui ci circondiamo ma di cui spesso ci dimentichiamo.
Quindi anche del materiale da riciclo e che magari pensate di gettare nella raccolta differenziata potrebbe ancora esservi utile e prendere nuova vita sottoforma di nuovi ed accattivanti oggetti e fare di voi dei giovani progettisti ready made!

Fonte:A+D

04/12/2009 commenti (0)

Iperdecorativismo

 Dai mobili alle porte

Colori e segni grafici trionfano sull'arredo e i complementi moderni

Arredamento d'interni: foto cuscino da pavimento



Colorare, ornare, intagliare, profilare: la tendenza all'iperdecorazione che impegna il design gia' da qualche stagione non si puo' piu' considerare un capriccio passeggero.
Non piu' legati ai soli tessuti, accompagnati dai colori piu' sorprendenti e realizzati spesso con tecniche all'avanguardia, i motivi ornamentali possono ricoprire ormai rivestimenti, mobili, accessori, complementi d'arredo, senza nessuna limitazione.
Alcuni noti designer, con l'inclinazione verso i pattern raffinati e l'attitudine all'elaborazione estrema, hanno spianato la strada a questa moda, che ha dato anche nuovo vigore allo sviluppo tecnologico: nuove lavorazioni permettono oggi effetti tridimensionali e stroboscopici, e trasfigurano ogni tipo di materiale, con risultati spesso sorprendenti.
Uno dei creativi promotori di questo stile e' stato sicuramente l'olandese Tord Boontje, l'autore delle famose lampade "Midsummer Light", realizzate con carta ignifuga tivek su cui il laser disegna un delicato intreccio di fiori.
Lo stesso segno caratterizza anche la straordinaria collezione "Table Stories", composta da elementi in fine porcellana, dove animali e fiori di ogni genere sembrano fondersi e svilupparsi l'uno dall'altro, in un decoro dinamico ed emozionante.

 

Pannelli "Mivida" per interni di Agatha Ruiz de la Prada

Arredamento d'interni: foto pannelli per porte blindate


Anche lei olandese, Hella Jongerius e' la rappresentante di un design ricco e romantico: il ricamo innovativo caratterizza molte delle sue creazioni, come nell'esempio del cuscino da pavimento "Bovist" (foto in alto): su morbido tessuto bicolore e' ricamato il ritratto di una giovane donna, tratto da un'opera del maestro fiammingo Vermeer.
Che decorare tutto non e' un trend del momento lo dimostra che anche diversi stilisti hanno prestato le loro idee fantasiose per decorare arredi e accessori.
Agatha Ruiz de la Prada, una delle creatrici di moda piu' divertenti e innovative, lavora da tempo in collaborazione con Gardesa, per cui ha creato una serie di pannelli da interno ed esterno per porte blindate esteticamente rivoluzionari (foto al centro, alcuni esempi di pannelli da interno).
I suoi caratteristici colori fluo e i motivi decorativi semplici e naif (cuori, fiori, bande, stelle, ecc.) ricoprono un elemento destinato a durare nel tempo.
Ironizzando sull'immagine tradizionalmente austera della porta blindata, la creativa ne fa emergere una insospettabile potenzialita' espressiva.
I nuovi pannelli saranno una delle novita' presentate dall'azienda Gardesa al MADE expo 2009, uno dei piu' attesi appuntamenti del settore.
A cura di: Ilaria Gentilucci
Fonte:Designrepublic

04/12/2009 commenti (0)