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In Set di Elena Rogna

 
 
In Set Elena Rogna

Osservare la natura. Una cosa che spesso, oltre che a rilassarci, ci regala delle perle progettuali interessanti e vincenti. I progetti bio inspired sono sempre maggiori nel campo del design e gli esempi sono praticamente infiniti.
In Set è uno di quei progetti che nasce proprio osservando la natura ed, in particolar modo, un piccolo insetto stecco. Un insetto dalle apparenze fragili ma, contrariamente alle apparenze, è forte ed è capace di adattarsi agli ambienti che lo circondano. Osservando le articolazioni delle esili zampette dell’insetto stecco nasce proprio In Set, un elemento divisorio versatile e modellabile con estrema facilità.
Grazie ai vari giunti flessibili è possibile comporre In Set a seconda delle proprie esigenze e creare forme e movimenti sempre diversi. Dimensioni, giochi di vuoti e pieni, colori e geometrie mutevoli sono le caratteristiche che fanno di In Set un elemento modulare perfetto per dividere gli ambienti domestici, estremamente elegante e funzionale anche per teatri, mostre, eventi, showroom, esercizi commerciali….
La struttura è composta da una maglia modellabile (grazie ai giunti) composta da grossi quadrati all’interno dei quali, a piacimento, è possibile inserire degli elementi di tessuto elastico dai colori e dalle fantasie infinite
L’ideatrice di questo interessante sistema è Elena Rogna, una giovane che si fregia del titolo di designer da poco. Dopo dieci anni di lavoro nel settore dell’interior design, Elena decide infatti di iscriversi al MachinaInstitute di Brescia e conseguire, quest’estate, la laurea in Industrial Design. Nasce così In Set, uno dei suoi primi lavori.
“Mi piace affrontare continuamente nuove sfide ed In Set è proprio una di queste”.

In Set design Elena Rogna

Elena Rogna Design
 Fonte:A+D by Ivana
18/12/2009 commenti (0)

Eko

 
Red Dot Award Traffic Light Damian Stankovic



Un semaforo con “countdown” incorporato. L’idea arriva dal serbo Damjan Stankovic che, con questo particolare concept, si è visto riconoscere anche un prestigioso Red Dot Award.
Forse la cosa non l’avrà emozionato più di tanto visto che ormai i suoi Red Dot salgono a quota 3!! Più in là vi parlerò anche degli altri due progetti, ma per ora mi soffermo su questo semaforo con temporizzatore incorporato.
Quante volte ci siamo trovati bloccati al semaforo ad aspettare un verde che sembra non voler arrivare mai? E quante volte ci sarà successo di distrarci proprio nel momento meno adatto, a verde finalmente scattato?? Beh sicuramente nel secondo caso non sarà mancato il solito autista simpatico pronto a “svegliarci” a suon di clacson!! Forse, ma forse, con il semaforo Eko del designer Stankovic non assisteremo più a scene del genere.
Non parliamo, ovviamente di un semplice susseguirsi di numeri in sequenza decrescente, ma di una nuovo design del rosso. Non più tondo ed immobile ma dinamico e contornato di tante tacchette rosse che col tempo scemano, segnando il tempo che ci divide dal fatidico verde. Ad ogni secondo che passa(il tempo potrebbe variare a seconda delle esigenze) , una tacchetta scompare lasciandoci così modo di capire quanto tempo abbiamo prima del prossimo verde.
Un ottimo modo per snellire le code ai semafori ed avere polso del tempo che dovremmo aspettare, e decidere magari se darci un’occhiata attorno, passare un po’ di lucidalabbra, accendersi una sigaretta, aspettare senza ansia o magari spegnere il motore!
L’idea di certo non è proprio originale, basta fare un salto in qualsiasi altro paese dell’europa per vedere che un po’ utti i semafori sono progettati in quest’ottica. I più belli che ho visto si trovano senza dubbio in Spagna e Germania.  Visto che in Italia non mi sembra ci siano semafori del genere (in caso contrario mi fa piacere se li segnalate), non mi dispiacerebbe trovare agli incroci un bel semaforo come questo. Aspetto i vostri pareri;)

Semaforo Damjan Stakovic
Fonte:Architettura e design by Ivana
04/12/2009 commenti (0)

MARAMEO Design I BLOXES

Jef Raskin designer ed ideatore dei moduli Bloxes

Libertà, originalità, innovazione. Queste le parole chiave per Marameo Design ma soprattutto per gli interessanti BLOXES, una serie di elementi modulari da comporre per creare pareti divisorie, tavoli, sedie e tutto quello che la fantasia vi suggerisce.

Come avrete notato questa settimana è stata dedicata alle vostre segnalazioni (continueremo a lungo). Quella che vi propongo oggi è Bloxes, un sistema a mio avviso, oltre che esteticamente ineccepibile ed originale è estremamente interessante per la semplicità ma, al tempo stesso, la versatilità del modulo stesso.

Jef Raskin è il designer che ha progettato i moduli Bloxes che, come si vede dalle immagini, appaiono come dei semplici cartoncini ondulati, caratterizzati da una particolare sagomatura. Bastano poche pieghe per trasformare i cartoncini da 2D ad incredibili blocchetti modulari 3D pronti ad assumere le più svariate connotazioni e dimensioni.

Tutti i Bloxes sono realizzati in cartoncino, materiale riciclabile e biodegradabile, caratteristiche che rendono il prodotto ancora più interessante anche dal punto di vista della sostenibilità ambientale.

I Bloxes possono essere assemblati da tutti e sei i lati del cubo. Questa peculiarità permette di creare geometrie sempre diverse ed oggetti complessi come panchine, tavolini, stand, pareti divisorie, frasi, lampade, muri….

Grazie alla struttura stessa dei cubetti, i Bloxes risultano estremamente leggeri ma resistenti; sono ideali oltre che per insonorizzare ambienti, per allestimenti museali, fiere, uffici e, perchè no, per le nostre case. Con 20 Bloxes è possibile costruire una parete di 92 x 115 cm circa. Ogni box (che comprende 20 pezzi) ha un packaging ridotto, appena 38 cm per lato, ottimo per il trasporto e lo stoccaggio.

 

§ Vai al sito Marameo Design e scopri tutti i dettagli di Bloxes

§ Scarica il PDF dell’assemblaggio di BLOXES

§ >>> Guarda il VIDEO <<<

Bloxes by Marameo Design

21/11/2009 commenti (0)

Stefano Soave e NONO’: uno sgabello no-sgabello

NONO: sgabello- seduta design Stefano Soave

NONO’: NO-seduta e NO-sgabello! Questo è NONO’, un perfetto ibrido tra seduta e sgabello riproposto in chiave contemporanea.

L’idea è del giovane designer Stefano Soave, bresciano, appena 22enne, che ha analizzato i nuovi modi di sedersi dei giovani, pronti a trovare appoggi ovunque e trasformare qualsiasi cosa-appoggio in seduta.

Da questa analisi nasce NONO’ un nuovo tipo di seduta ischiatica. Questo genere di seduta consente alla persona di appoggiare il bacino (ischio) in posizione semi seduta e di scaricare parzialmente il peso del corpo con conseguente beneficio (riduzione di affaticamento) nello stazionamento in situazioni di attesa temporanee (ad esempio alle fermate dei mezzi pubblici o ai bar). Un tripode che evoca vagamente lo starckiano W.W. Stool, riproposto con un design più sinuoso e molto meno aggressivo (e aggiungerei anche più comodo!) anche se lui stesso dichiara di essere stato ispirato dalle sedie Sella di Achille e Piergiacomo Castiglioni e la mitica Sedia per visite brevi di Bruno Munari.

Con la sua versatilità e i suoi 70 cm (punto d’appoggio) NONO’ può essere utilizzato in diversi modi, come si vede dalle foto, trasportato facilmente grazie al suo peso ridotto e al particolare foro ricavato tra la seduta e il piccolo schienale. Una volta impilata può essere riposta in spazi ridotti. Per ora NONO’ è un prototipo realizzato in legno, ma il prodotto finito sarà realizzato in polipropilene con lo stampaggio a iniezione assistito a gas.

Devo dire che trovo NONO’ un bellissimo prodotto, ben studiato e ricercato. Faccio i miei complimenti a Stefano che, seppure giovanissimo, ha realizzato un prodotto che trovo già maturo e pronto per la realizzazione!

Nell’attesa di un produttore che voglia realizzare NONO’ vi lascio alla gallery, ai vostri commenti, e al motto di Stefano che mi è piaciuto molto: “Il cervello è come un paracadute, funziona solo se lo apri“- Elbert Einsten

 

NONO Stefano Soave Design

NONO Chair

NONO seduta design Stefano Soave
10/11/2009 commenti (0)

Lucciola, solo una lampada ?

Lucciola, lampada creata con oggetti di recupero

E’ Lucciola, la lampada ricaricabile dello studio Micribe Design. Osservatela bene e ditemi cosa vedete…

Devo dire che quando ho ricevuto questa segnalazione sono rimasta piacevolmente colpita dall’eleganza di questa lampada costituida da due semplici elementi di recupero. Li avete visti adesso?

I più attenti avranno sicuramente individuato i due elementi che compongono Lucciola: un utensile da cucina ed un faretto di bicicletta. Due elementi semplici, uniti secondo un originale layout, a formare una lampada portatile reinterpretata per creare e risegnare la luce, in un modo nuovo, sostenibile ma elegante ed originale!

Micribe è uno studio di design nato dalla passione di tre giovani ragazzi eclettici e di diversa estrazione culturale. Mirko Pignatti è un architetto, laureato al politecnico di Milano, con una spiccata passione per l’arredamento ed il design. Cristian Lunardi è invece un artista appassionato di grafica publicitaria e web-art, mentre Beatrice Bacchi è laureata in lettere ed opera nel settore del marketing, della ricerca, della comunicazione e dell’organizzazione di eventi.

Tre diverse personalità, tre diverse figure professionali pronte a ideare e realizzare progetti eclettici ed originali proprio come Lucciola, questa particolare lampada ricaricabile che riesce a portare luce in ogni dove con un design, che guarda al recupero, semplice ma carico di significati

Il recupero di oggetti d’uso quotidiano costituisce una volontà di valorizzazione di una dimensione sociale e storica che trova sempre più dispersione in forme di design asettiche ed estetizzanti. La volontà di semplificare i piccoli gesti quotidiani si è sposata al valore estetico e di creatività.

Micribe Design

19/11/2009 commenti (0)