
In un’epoca dove ogni cosa viene propinata per ciò che non è, il cibo torna ad assumere un ruolo essenziale e il benessere psico-fisico riacquista la propria centralità nella vita dell’uomo alla ricerca di se stesso. Non basta bere un caffè decaffeinato, bisogna bere un caffè in una tazzina Dec per non assumere caffeina. Non basta cucinare una bistecca alla piastra, bisogna che la piastra parli, che ci dica che quella è una vera bistecca. Solo mangiando una vera bistecca si potrà conquistare una vera forma e una vera forma è la sostanza di una vita assolutamente vitale. La cucina parla e ripropone la sua essenza. 0% Fat-Free.
Autore: Di Filippo | Di Vito | Moretta
Fonte: studiooneoff
Tipologia: Mostra + Workshop + Evento
INFORMAZIONI
+39 0114360383
oneoff@fastwebnet.it
SEDI:
10.10.2008 > 28.10.2008
Esposizione dei prototipi del concorso
Eataly
via Nizza, 230 - Torino
17.10 2008
premiazione del concorso, ore 18.30
Eataly
via Nizza, 230 - Torino
24.10.2008
Food-show party dalle h.18.30
Quadrilatero Romano
via Bonelli, via Sant'Agostino, piazza Emanuele Filiberto - Torino
23.10.2008 > 27.10.2008
Salone del Gusto, stand Camera di commercio di Torino
Lingotto Fiere
via Nizza, 294 - Torino

Uno degli ambiti più produttivi del design è sicuramente quello dedicato al food.
Le idee arrivano copiose da tutto il mondo. L’ultima che ho trovato si chiama Trongs, un sistema per il finger-food studiato per mangiare con le mani, senza sporcarsele.
I Trongs sono dei piccoli utensili di
food-design, facilmente impugnabili con le mani che si adattano alle dita sistemandosi perfettamente tra indice-medio e pollice senza ostacolare i movimenti naturali delle mani o delle dita.
Una volta impugnati è possibile toccare tutti i cibi senza sporcarsi le mani, nel massimo dell’igiene anche se non ci siamo lavati le mani.
Il particolare design di Trongs, con quelle estremità curvate e leggermente appuntite le rende simili a delle pinzette e adatte ad afferrare qualsiasi cibo, dal più piccolo al più grande, in totale comfort. Diversamente da
Pick It o
Eat with Your Finger Trongs ci lasciano liberi di fare movimenti istintivi, di stringere il cibo con le dita proprio come se non avessimo nessun accessorio tra le mani. Il design stesso di Trong è stato infatti studiato ergonomicamente sulle tre dita -indice-medio-pollice- che utilizziamo per mangiare con le mani. Dopo averli utilizzati basta lavarli e sono pronti per il prossimo finger-food.
Oltre a costare pochissimo (6paia circa 3€), sono utili e li può usare anche un bambino. Date un’occhiata al video.
Fonte: A+D
By Ivana
Acqua, farine e tanto sapere. Sono solo questi gli ingredienti che servono per creare un patrimonio di inestimabile valore. Quello delle paste della tradizione sarda.
S’abba e su trigu, l’acqua e il grano, alimenti poveri, doni della natura e del lavoro nei campi da sempre praticato nell’isola. Per il sapere il discorso è più profondo.
Manualità, creatività, dosi molto spesso quantificate senza le unità di misura che tutti conosciamo; ricette e movimenti delle mani e dei polsi tramandate per decine e decine di anni da madre in figlia, sempre con la benedizione delle nonne, carismatiche e custodi di grandi segreti: sono questi gli elementi che vanno a formare il terzo ingrediente, il sapere delle paste della tradizione.
La storia, però, tante volte insegna che senza nulla di scritto il rischio è quello di perdere pezzi importanti di cultura. Far conoscere, mettere nero su bianco, divulgare ricchezze della terra diviene quindi indispensabile.
Appare quindi fondamentale l’avvio da parte di Sardegna Ricerche - organismo regionale che si occupa di ricerca – di un progetto chiamato Paste fresche: Valorizzazione della tradizione alimentare sarda. Un ingente lavoro che comprende anche l’edizione del bellissimo volume Sardegna Le paste della tradizione.
“Abbiamo un inestimabile patrimonio culturale-tradizionale da tutelare e preservare – spiega Giuliano Murgia, presidente di Sardegna Ricerche – e l’obiettivo di questo volume, e anche quello di far conoscere e tramandare saperi e sapori”.
Il libro è stato curato da Gilberto Arru, giornalista, uno dei più grandi conoscitori dell’enogastronomia isolana, e le fotografie sono di Antonio Saba. Sono presenti foto di scorci e panorami della Sardegna, immagini di preparazioni e lavorazioni delle paste, come anche immagini di piatti, frutto di ricette creative ideate e realizzate dallo chef Achille Pinna: si cerca così di porre l’accento sull’importanza che possono avere i cuochi sardi nel proporre alcune pietanze preparate con l’utilizzo di antiche ricette di pasta.
“Alcuni ristoratori eccellono – afferma Arru - e creano piatti con paste di origine antica e poco conosciute che, diversamente, rischiano di essere dimenticate per sempre”.
Sfogliando e leggendo il libro la nostra curiosità verrà poi stimolata da tantissimi nomi e nomignoli: la lingua sarda, con le sue declinazioni dialettali, e le piccole differenze di impasti ci offrono una nomenclatura ricca e complessa.
“I più conosciuti malloreddus (gli italianizzati gnocchetti) vengono chiamati anche malloreddos, cicciones, ciccioneddos, maccarrones cravaos, maccarrones tundos, macarrones caidos, cassulli e chjusoni, ma – prosegue Arru - capita persino che paste completamente diverse assumano bizzarramente il medesimo nome; il lavoro di ricerca, per questo, è stato complesso e faticoso”.
Intelligente e comoda per la consultazione del volume, infine, la suddivisione nei territori o nei singoli paesi dove la pasta ha avuto un’importanza maggiore: basta questo per capire tutte le varianti prodotte e il connubio stretto con il territorio.
Sarebbe veramente un peccato perdere questo pezzo di cultura che tutti noi abbiamo il dovere di preservare e tramandare
Giuseppe Carrus
Fonte:GRH
E la collaborazione, almeno nella forma e nei modi proposti durante lo scorso anno accademico da Cocino e Bussetti, funziona, o almeno così è parso ai pochi eletti chiamati a valutare, nelle due presentazioni pubbliche 
Adrià - la mia più grande paura è quella del piatto vuoto. Quando un cuoco prepara un piatto di pesce, non ha dubbi: il suo ingrediente principale sarà il pesce. Per un pasticciere, invece, le cose sono diverse: il dolce offre una libertà assoluta». Per porre rimedio alla preoccupante libertà offerta dalla pasticceria, lo chef, folgorato dalle creazioni del maestro giapponese Ishida del ristorante Mibu di Tokyo (altro locale ultra-esclusivo, costituito da un unico tavolo e in grado di ospitare un massimo di otto persone), e dal loro rapporto (anche visivo) con i ritmi stagionali, ha preso a modello la natura, e dal 2006 prepara ricercatissimi dolci nei quali la scelta di una forma precede e ispira la selezione degli ingredienti.