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EcoDesign

“CUT’N PASTE”, la tazza dalla bottiglia

Cut 'N Paste del designer Beyza Paksin

Un oggetto semplice semplice, progettato dal giovane designer Beyza Paksin dalla Turchia per il recente concorso appena concluso “It’s aperitivo time”, organizzato da Designboom per la Peroni.

Ecco una tazza taglia e incolla, ricavata appunto dalla classica bottiglia in vetro verde della Peroni che, dopo essere finita nella raccolta differenziata del vetro, segue un processo “virtuoso” e si reincarna in una tazza con manico.

Con un taglio alla base (magari si potrebbero pensare diverse altezze per diversi usi) si ottiene il contenitore e con un altro taglietto all’altra estremità, quella del beccuccio, si ottiene il manico.

Questo progetto, in lizza con altri contendenti che aspettano il vostro prezioso voto su Designboom, ottiene da parte mia la candidatura a possibile vincitore, perché coniuga in sé tutti gli aspetti richiesti dal concorso, pubblicizza la birra Peroni (fate poco uso d’alcool, mi raccomando!) e ne ricava una tazza magari anche da drink e aggiunge un aspetto che, se pur non richiesto, ottiene più punti sotto l’aspetto dell’ecologia, del riciclo e quindi del riutilizzo consapevole.

Direi: bevi consapevolmente e in una tazza di cui sei consapevole del suo ciclo di vita!
Fonte:ArchitetturaeDesign 



 

04/12/2009 commenti (0)

Quanto consuma la tua casa?

Abitazioni: vietato sprecare energia. Novità per chi costruisce, ristruttura e vende


RISCALDAMENTO
  • Quanto gasolio consuma in un anno la vostra casa? E quanto potreste risparmiare? CasaClima stabilisce la classe energetica degli edifici. E aiuta a non sprecare

  • Casa e consumo energetico. D’ora in poi, quanto e se sprechiamo, lo dovremo sapere, o meglio dovremo rivolgerci a un soggetto certificatore: un architetto, un ingegnere o un perito, che attesti le prestazioni energetiche della nostra abitazione. Come già accade in Alto Adige, anche il resto d’Italia dovrà adeguarsi.

  •  

 Il Decreto del Presidente della Repubblica n.5 del 2 aprile 2009 ha fissato i requisiti energetici minimi per i nuovi edifici e per le ristrutturazioni di quelli esistenti, mentre il Decreto Ministeriale del 26/6/2009 ne ha definito le Linee Guida (SCARICA IL PDF). Ogni appartamento oggetto di ristrutturazione, costruito ex-novo o venduto, dovrà essere corredato da un Attestato di Certificazione Energetica (ACE) che ne attesti consumi e ne stabilisca la classe energetica (A+, A, B, C, etc.). Proprio come avviene già per lavatrici, frigoriferi, lampadine. Migliore è la prestazione, più si alza il valore della casa. Un decreto dovuto, che risponde alla direttiva 2002/91/CE. L’Italia, come gli altri stati dell’UE, ha aderito al Protocollo di Kyoto e, come tale, deve ridurre le emissioni di CO2, principale responsabile del riscaldamento climatico.

 Il vantaggio? risparmi su tutti i fronti
Capire quanta energia sprechiamo in casa è un buon punto di partenza per sapere quali migliorie apportare. Dalla sostituzione della caldaia all’isolamento del tetto alla coibentazione dei muri, sono molti gli interventi che possono far risparmiare. I risultati? La diminuzione delle bollette, l’aumento di valore dell’immobile, un futuro più tranquillo quando il costo dell’energia aumenterà per la scarsità di riserve petrolifere.

 Casa: energivora a energifora
È un cambiamento importante per noi e per l’ambiente: una casa energeticamente efficiente può consumare meno di 30 kw per metro quadro, mentre la media delle case italiane si assesta sui 150 kw/mq. L’obbiettivo è chiaro: ridurre i consumi e, potendo, produrre autonomamente l’energia che ci serve. Con un sogno: quello di trasformare la nostra abitazione da energivora (consumatrice d’energia), in energifora (produttrice di elettricità).

 Dal piccolo al grande
Considerato che le case italiane assorbono il 40% dell’energia immessa sul mercato, una riduzione dei consumi energetici – c’è chi sostiene che si possano ridurre dell’80% - significa benefici per l’ambiente e per le casse dello Stato che, come previsto per gli Stati aderenti al Protocollo di Kyoto, se non diminuisce le emissioni di CO2 del 6,5%, dovrà pagare forti more per le emissioni in eccesso. Con una spinta aggiuntiva: l’Unione Europea, Italia compresa, per il 2020 vuole ridurre del 20% i consumi energetici e produrre il 20% in più di energia rinnovabile.

 Come funziona l’ACE
Si prevede la compilazione di 17 voci distinte relative all'edificio, all'efficienza energetica e a suggerimenti sugli interventi più significativi e economicamente convenienti per il miglioramento delle prestazioni. È valido al massimo 10 anni e va riaggiornato quando si apportano variazioni come ristrutturazioni (edilizie o impiantistiche) che ne modificano l’efficienza energetica. Le variabili? Il tipo d’immobile (residenziale, condominio, appartamento singolo), di impianto di riscaldamento (centralizzato, contabilizzato o autonomo) l’efficienza della caldaia, l’isolamento termico e l’eventuale presenza di pannelli termodinamici (produzione di acqua calda sanitaria) o fotovoltaici (produzione dell’elettricità). Il costo della certificazione dipende dalle dimensioni dell’immobile. Chi la richiede? La persona che vende è tenuta a chiedere e produrre l’ACE; in tutti gli altri casi il proprietario dell’immobile si fa carico della richiesta e dei costi: dai 300 € in su.

 A chi rivolgersi
Da cogliere al volo: fino al 14/11 il Puntoverdemobile di Domotecnica (
www.domotecnica.pvm.it) offre check-up energetici gratuiti nelle piazze italiane, altrimenti ci si può rivolgere agli organismi regionali di accreditamento come il Cened (www.cened.it), piuttosto che a singoli professionisti.

 Le delibere regionali in materia
Alcune regioni avevano già iniziato a deliberare in materia, eccole, con le relative delibere:
Emilia Romagna (Delib. Ass. Legisl. 4 marzo 2008, n. 156, B.U. / Emilia-Romagna 25 marzo 2008, n. 47);
Friuli-Venezia Giulia (L.R. 23-2-2007 n. 5, B.U. 28 febbraio 2007, n. 9)
Lazio (L.R. 27-5-2008 n. 6, B.U. 7 giugno 2008, n. 21)
Liguria (L.R. 29 maggio 2007, n. 22, B.U.: 28 novembre 2007, n. 19, parte prima e sgg modifiche)
Piemonte (L.R. 28 maggio 2007, n. 13, B.U. Piemonte 31 maggio 2007, n. 22)
Puglia (L.R. 10-6-2008 n. 13, B.U. 13 giugno 2008, n. 93)
Valle d’Aosta (Legge regionale 18 aprile 2008, n. 21, B.U. 8 luglio 2008, n. 28)
Lombardia (Delibera Giunta regionale del 22 dicembre 2008 n. 8745)

Link correlati:
www.domotecnica.it
www.cened.it
www.rubner.com

Scarica in PDF:
"Decreto edifici" (D.M. 19 febbraio 2007): legge per lo sgravio fiscale del 55%
Il Decreto Ministeriale del 26/6/2009: linee guida
L'attestato di certificazione energetica
Detrazione d’imposta del 55%: istruzioni
Guida alle agevolazioni fiscali per il risparmio energetico
A Cura di: Donatella Pavan
Fonte: AT

12/11/2009 commenti (0)

Eco Pod

Ricoprire di alghe i vecchi

edifici per produrre energia

pulita

Eco Pod by Howeler e Yoon Architecture


Arriva da Boston l’ultima chicca in campo di energie alternative. Si chiamano Eco Pod e sono nuovi ed innovativi metodi di produzione di energia derivante da biocombustibile. Ma vediamo meglio di che si tratta.

L’idea è degli studi americani Höweler + Yoon Architecture (vi consiglio di vedere i loro lavori) e Squared Design Lab e nasce per stimolare l’economia e l’ecologia della città di Boston. Strutture verticali temporanee pronte ad abbellire la città e produrre energia.

L’Eco Pod è un nuovo metodo per produrre energia alternativa, pulita e rinnovabile, che interviene sui vecchi edifici, ormai abbandonati. Nell’attesa di un eventuale recupero, questi edifici diventano dei veri e propri supporti verticali per bioreattori di micro-alghe pronti a produrre energia per la città.

In questo modo le strutture, da ruderi abbandonati, si trasformano in edifici ad alto impatto visivo ricoperti da capsule multiple (prefabbricate) fonte di bio-combustibili che, nel caso delle micro-alghe è pari a 30 volte di più per acro rispetto ai tradizionali bio-combustibili. In più, diversamente da altri biocombustibili, le micro alghe crescono su qualsiasi tipo di supporto, anche su superfici verticali e, durante la fotosintesi, trasformano l’anidride carbonica in ossigeno

Tutta la struttura portante, inoltre,  è stata progettata per spostare agevolmente le varie capsule grazie a particolari bracci meccanici (azionati con la stessa energia prodotta dalle  micro-alghe) per massimizzare la crescita delle alghe e quindi il rendimento.

Li trovo un ottimo esempio di recupero urbano, buono anche come giardino verticale e un eccellente utilizzo sperimentale di nuovi bio-combustibili. La sperimentazione continua per questo splendido esempio di crescita economica e culturale! Staremo a vedere gli sviluppi!
Fonte: A+D By Ivana

Eco Pod


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04/12/2009 commenti (0)

Casa attenta ai consumi

Un futuro fatto di linee avveneristiche e materiali non convenzionali




La Bird Island, progettata dal Graft Studio su un bando della YTL Land Development
 

 

Forme futuristiche avvolte dalla flora subasiatica: la casa a basso consumo di domani sorgerà a Kuala Lumpur nel 2010 e sarà attraversata dalle trasparenze di un tessuto in silicone. 

 

 

Sempre attento alle nuove soluzioni dell’architettura sostenibile, lo studio Graft ha sviluppato Bird Island, un progetto per 6 biocase su un’isola in Malesia con un impatto ambientale quasi nullo. 

 

 

“Abbiamo applicato una strategia integrata di sviluppo per una casa a energia zero che fosse collegata a vantaggi economici ma rispettosi dell'ambiente”. “Caratteristiche” tengono a sottolineare dal Graft Studio “che non entrano in conflitto con uno stile di vita cosmopolita, ma anzi favoriscono il piacere del tempo libero trascorso in casa”.

 

L’idea di base sta nel rovesciare il rapporto tradizionale tra spazi aperti e spazi chiusi, liberandoli dai legami delle tradizionali pareti. Ecco allora che la flora diventa parte dell’architettura dividendo parte delle zone living; ma l’intervento più innovativo è nei materiali usati: così mentre le pareti esterne sono in vetro, le pareti interne sono state immaginate in un tessuto in silicone teso che crea ombre e pattern affascinanti e, grazie a strutture scorrevoli crea le aree di privacy nella casa.

 

 

 

Questa particolare skin è un elemento fondamentale nel sistema di recupero dell’energia. Il silicone, preferito al PVC per la sua resistenza all’elevato tasso di umidità e raggi UV del territorio sud-asiatico, diventa uno strumento sia per la raccolta dell’acqua piovana, sia per il controllo della temperatura e della ventilazione degli ambienti interni.

 

 

Sui consumi energetici è stata pensata una strategia che non soltanto preveda sistemi di produzione indipendente, ma anche una riduzione del fabbisogno.

 

Un modulo abitativo che, grazie a queste e altre misure sui consumi e sulle fasi di costruzione (nelle diadascalie delle foto tutti i dettagli), ha guadagnato i massimi punteggi e la pre-certificazione Platinum da parte del LEED, il sistema di standard del design ambientale.
Fonte:ATcasa
04/12/2009 commenti (0)

Come progettare il verde

 

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La società industriale ha generato il culto della natura perduta. Sta al paesaggista depurarne le componenti irrazionali, de-mitizzando la concezione della natura come un sistema del tutto autonomo, altro, rispetto all’operare dell’uomo e alla sua maggiore opera: la città. Nei problemi di progettazione del verde restano remore e difficoltà che discendono dalla contrapposizione tutta ideologica e non scientificamente dimostrabile tra natura e ambiente trasformato.
Come per esempio una natura incontaminata da mantenere e da difendere. Nessun paesaggio rurale è stato anche per un solo decennio immutabile. Difenderli da ogni intervento futuro, significa eliminare i processi che hanno determinato le condizioni visive, ambientali, strutturali a cui attribuiamo un valore.

 

Una visione ristretta della natura e una concezione del verde e di parchi come “altro” rispetto alla città e all’ambiente quotidiano, sta spesso alla base dell’ideale di natura incontaminata.
Oggi siamo a un bivio dello sviluppo sociale e culturale che rende non più operabile quest’antinomia.
Quando si chiede più verde cosa è che si vuole? In alcuni casi questa richiesta esprime un bisogno ben diverso.
Con questo non intendo dire che il bisogno di verde sia fittizio, ma solo che è condizionato dalla mancata riforma della città e dalla sua cattiva progettazione, e che urge una politica dei parchi e del verde meno dispersiva.Potrà apparire contraddittorio da una parte tenere distinti i vari livelli di questi bisogni e dall’altra voler evitare la dispersione e l’eccessiva diffusione sia del concetto di verde, sia delle attrezzature da definire “verde”. In realtà per rispondere a questi bisogni differenti non tutto lo spazio aperto va visto nella categoria del verde, non tutto sarà parco.

 

L’oggetto della progettazione non sarà semplicemente il verde ma un materiale più complesso e variegato.
Da una parte gli elementi naturali, gli alberi, il suolo come materiali diretti del progetto e il
cielo, la luce, l’aria e l’acqua come materiali che saranno trasformati, ma con i quali il progetto dovrà stabilire relazioni. La progettazione deve basarsi sulla conoscenza della natura delle nostre percezioni, della nostra lettura dell’ambiente e dei comportamenti umani. La prospettiva, il senso della sequenza, il gioco dei materiali, il contrasto di scala, persino le illusioni ottiche non sono semplici tecniche ma veri e propri mezzi per comunicare significati culturali e per rispondere ai bisogni nella loro completezza.

Fonte: casa&design

04/12/2009 commenti (0)

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